Lettere Testimoniali

 

 

 Massimo, Beniamino Cascone e Giuseppe TortorellaMassimo e Beniamino Cascone e Giuseppe Tortorella dicono:

Caro Emanuel,

grazie per gli splendidi giorni trascorsi insieme. Il ricordo delle emozioni vissute sott’acqua ci accompagnerà per sempre e le mille cose nuove viste in Australia ci hanno arricchito. Il tuo aiuto ci è stato indispensabile per godere al meglio la nostra vacanza nel NSW. Senza la tua conoscenza dei posti e delle consuetudini avremmo certamente perso molte occasioni e incontrato grandi difficoltà. Speriamo di poter presto tornare a trovarti.

Affettuosamente Beniamino e Massimo Cascone e Giuseppe Tortorella.













Fabio Antonini e Emanuel BovaFabio Antonini dice:

Tra le numerose zone di pesca in cui Fabio ha avuto occasione di cimentarsi in Italia e all'estero, le sue preferite sono la Sardegna e l'Australia. Le acque dei mari australiani, invece, gli sono rimaste nel cuore per l'incredibile ricchezza e varietà di prede: "Pescare in quei mari è davvero emozionante, l'incontro con un grande pelagico è sempre dietro l'angolo".





Diego DragonettiDiego Dragonetti dice :

A Sydney, a poche centinaia di metri dal mare, mi correggo Oceano, c'è la sede della Ema Sub, di Emanuel Bova, un vero appassionato di pesca subacquea. Conosciuto tramite un mio caro amico, è presto diventato il mio riferimento per la pesca in oceano.

Ragazzi: l'oceano è qualche cosa che se non ci siete mai stati è veramente difficile spiegare. Confrontato al Mediterraneo, ed ai migliori spot di pesca è semplicemente 10-20 volte piu' pescoso, piu' grande, piu' imponente in tutto.Vi raccontero' una giornata di pesca cercando di non dilungarmi nella descrizione delle mie personali sensazioni.

Mercoledì mattina appuntamento alle 0730, non cè bisogno di fare alzatacce per pescare i pesci grossi, partenza col fuoristrada di Ema già pronto col carrello e col gommone carico dell' attrezzatura; è un maniaco, un perfezionista ed in mare vuol dire sicurezza, mai lasciare nulla al caso, pochi minuti di strada,messo il gommone in acqua e stiamo già planando nella calma baia di Sydney..e solo questo è uno spettacolo! Altro che turisti con i sandali !
Passiamo di fronte all'Opera house,il gommone sembra un overcraft per come fila. Le cose cambiano quando si esce verso il mare aperto, dove la baia non riesce a calmare la Forza dell'Oceano. Le onde hanno un'altra "forma" rispetto a quelle mediterranee, sono piu' muscolose, senti la loro potenza.

Emanuel mi tranquilizza dicendomi che quei marosi che stavamo cavalcando erano "piccoli"....il gommone, ampio, stabile e veloce, ci porta a ridosso di una caletta (....)spettacolare sembra Ponza, un'altopiano roccioso frana a perpendicolo nell'oceano ed è ora di mettersi rapidamente la muta e via in acqua!

Appena torbida, ad essere proprio puntigliosi, l'ancora sembra ben fissata su un fondale di massi e sabbia....Siamo lontani dalle famose barriere coralline...in Indonesia mi sentivo diverso..qui sei dentro la Natura, difficile da spiegare una sensazione come questa. Sei pesce fra i pesci. Eccezzione fatta per l'arbalete! Ma i pesci non scappano, credo capiate quello che voglio dire. Mi avvicino alla costa, ma non ci sono spiagge, solo massi che comodamente sbuffano fra le onde. Non c'è corrente...meno male, odio pescare "alla traina"! I massi immersi sono coperti da alghe, coralletti, conchiglione, lumache di mare ed è pieno di vita. Ogni tanto qualche piccola aragosta fà capolino, ma questo non è lo spot giusto per i crostacei... Veramente erano anni che non vedevo tanta vita tutta insieme! Sembra il Mar Rosso, ma meno affollato di turisti e bombolari...ci siamo solo noi! Dalla mangianza alle cernie di tutti i colori (protette, occhio che gli australiani sono precisi e presenti..) fra i pesci di passo ho visto uno spettacolo che mi accompagnerà per sempre: non avevo voglia di sparare al primo pesce che mi si avvicinava, cosi' ho voluto rinunciare ai tiri facili per studiare l'ambiente...ed ho fatto benissimo.

Dopo aver studiato la tipologia di tane e di pesci inizio gli aspetti..affatto profondi, sei otto metri, inizio il rilassamento...è difficile spiegare la sensazione di non giocare in casa...mi sento Ospite! Dunque dopo poco che ero nascosto come da "manuale Antolas " iniziano ad arrivare i saraghi da un chiletto e piu' o loro simili (nell'oceno ci sono pesci che non rivedrete mai in mare,alcuni davvero bizzarri) scelgo...miro il piu' grosso, oltre il chilo mi "accontento"...il pesce si avvicina, si gira ed in una frazione di secondo sparisce lui e tutto il branco, e la mangianza! La prima cosa che penso è: "non sono stato io ad impaurirli...non sono solo"...azz!

Quindi mantengo la posizione e mi giro lentissimamente verso le mie spalle e ...uno spettacolare branco di tonni, un torrente argenteo mi sfila sopra la testa a due metri da me...eleganti e silenziosi fanno inversione, mi hanno notato...sono veramente stupendi, hanno il colore vivido e lucido del mercurio o dell'acciaio lucidato, hanno riflessi blue, scintillano anche se sono controluce! Penso velocemente a tutti i consigli del mio amico e maestro Antonio e miro l'ultimo, farà circa 18 20 chili oltre un metro la lunghezza. Mai visti certi animali se non al mercato del pesce! Non voglio dividere il branco. Quante cose riesce a pensare il cervello in una manciata di secondi, eterni secondi. Tiro il grilletto, ma gli elastici non li ho caricati al massimo...poco prima ero fra le tane, l'asta parte ma non così velocemente come mi immaginavo. Accidenti sono anche sotto di lui, la gravità non mi aiuta. Il tonno colpito alla pancia, inizia a fuggire ferito mortalmente. Lascia una scia di sangue veramente impressionante! Non sono affatto sicuro di catturarlo...il mulinello si stà srotolando a gran velocità, ed il tonno si stà disperatamente e violentemente dimenando contro i sassi.

Rischio di perderlo...rallento la sagola, fila fra i guanti, ma s'ingarbuglia con la cima della boa. Le cose si mettono male. Mr tonno punta largo ed il fondale ormai è già oltre i 30 mt...recupero lentamente,controllo la sua disperata corsa per liberarsi dell'asta, ma è sfinito...."
Pescare nell'Oceano mi ha dato certe forti sensazioni che a tutt'oggi non riesco a buttarmi nel litorale Laziale. A ripensare a quello che ho fatto, visto e pescato con Emanuel, mi passa la voglia di stare sotto casa! Ho mangiato pesce fresco fino a scoppiare, Emanuel ha organizzato BBQ spettacolari col pescato... veramente uno Chef gentile e veramente disponibile!

Se qualcuno avesse voglia di pescare in Australia, Ema è la guida giusta, quindici anni di esperienza e piu', lungo la costa EST dell'Australia, dai pesci "facili" per quelli come me a quelli che si vedono solo nei film..tonni giganteschi, Black Marlin, pesci vela, abominevoli orate (snapper), ombrine grosse come un teen-ager...

La competenza e l'esperienza di un pescatore locale, sono state fondamentali, come in ogni posto...ma nell'Oceano vale di piu'. Ed in piu' la sua passione la mette a disposizione a dei prezzi che per noi Italiani dire che sono concorrenziali è diminutivo.

Vitto, alloggio ed uscite in mare...costano meno, molto meno di certe blasonate vacanze all Inclusive, ma state in albergo.

Ed in piu', piccolo particolare non trascurabile, 1 euro vale 1,6 Au dollars, ed il costo della vita in Australia è come quella dell'Italia prima dell'avvento dell'Euro.....Ed ho detto tutto.

Certo non è dietro casa, ma se avete un paio di settimane per la vostra Passione, qui troverete persone, mezzi e competenza all'altezza.

Grazie ancora Emanuel, non dimenticherò mai questa mia esperienza di pesca.

Luca Candiano dice :

Ho deciso di visitare l’Australia l’estate scorsa e di preparare lì la tesi per la specializzazione dei miei studi in biologia marina. Preparati i bagagli e partito in gennaio in corrispondenza dell’estate nell’emisfero sud, mi son curato di portarmi dietro tutta l’attrezzatura, ma non i miei efficienti fucili di legno autocostruiti, per ovvi motivi di peso ed ingombro. Giunto lì, la mia prima preoccupazione, dopo aver trovato casa e conosciuto l’ambiente universitario, era quella di conoscere finalmente “il grande oceano”. Sydney è caratterizzata da baie interne che poi si “aprono” in mare aperto; la mia casa era a due passi dalla grande spiaggia di Maroubra, nella zona sud-est di Sydney e passavo intere giornate ad osservare l’oceano e mi chiedevo quando avrei avuto l’occasione di poter pescare. Un amico di università un giorno mi ha suggerito di visitare il sito di pesca subacquea www.pescasubaustralia.com di Emanuel Bova pensando che facesse al caso mio. Ho visitato subito il sito e sono rimasto incuriosito dalle (per me) nuove tecniche di pesca e le numerose specie di pesce descritte e dai viaggi-safari proposti nelle diverse località della costa est dell’Australia. Ho chiamato Emanuel e dopo una lunga telefonata di presentazione sono riuscito ad inserirmi in uno dei suoi viaggi che si sarebbe svolto di lì a poco, precisamente a Coffs Harbour e South West Rocks. Restai subito stupito per l’immediata opportunità capitatami. Non aspettavo altro.

Per prendere confidenza con l’oceano siamo usciti un pomeriggio assieme su una secca appena fuori dalla baia di Port Hacking, il cui fondale non superava i 15m. Abbiamo catturato diversi saraghi rossi oltre Kilo di peso e un paio di salponi “giganti” da 7/8Kg ciascuno. Ma il mio ricordo di questa giornata è soprattutto legato alla cattura di una grossa seppia di oltre i 5Kg di peso, pensavo non esistessero individui di questa taglia!

In un “mare” come l’oceano tutto è più grande e più intenso: le alghe, i pesci stessi, la corrente e le onde. Questa è la prima impressione che tutti, credo, possono ricevere immergendosi per la prima volta in oceano.

L’impressione che ho avuto appena ho conosciuto Emanuel è stata quella di una persona estremamente preparata, appassionata di mare ma soprattuto mi ha colpito la cura quasi maniacale del modo di organizzare le cose, dall’attrezzatura all’imbarcazione. Questa è di tutto rispetto: ho avuto modo di testare il suo gommone GEMINI, e devo dire che non ha nulla a che vedere con quelli fabbricati in Italia in fatto di robustezza, stazza e distribuzione del peso, che in mare grosso è fondamentale per poter navigare “comodamente”. Ero molto diffidente sulle prime, ma mi son dovuto subito ricredere.Ero emozionatissimo per il primo viaggio: finalmente potevo pescare in oceano, ero subito indirizzato sui posti giusti e con persone esperte.

South West Rocks è una zona molto rinomata tra i pescatori subacquei del New South Wales per la presenza di ombrine che possono arrivare oltre i 30Kg di peso, ricciole (kingfish) la cui taglia media è di 15/20 Kg e cobia (“ricciola nera” come la chiamano da queste parti) fino a 40 Kg di peso. Ed è quì che ho provato per la prima volta due cose assolutamente nuove per me: la pesca in corrente (meglio conosciuta da queste parti come drift diving) ed il sagolone (si tratta di una sagola dello spessore di 3/4mm collegata ad una estremità del fucile da un lato ed a un galleggiante dal’altro).

South West Rocks non ha deluso per niente le mie aspettative: ad ogni tuffo venivo circondato da pesci di ogni specie, piccoli e grandi, mentre mante di ogni genere sembravano volare nell’acqua. Non credevo ai miei occhi: abituato al Mediterraneo, dove purtroppo ormai è diventato davvero difficile vedere posti ricchi di pesce, avevo l’impressione di essere in un acquario!Abbiamo pescato non tanto distante dalla costa, tra due isolotti affioranti denominati Fishrock proprio per l’abbondanza di pesce: un posto meraviglioso caratterizzato però da una forte corrente. Tra i due isolotti vi è un canalone che è stato meta dei nostri “drifts”: spesso branchi di ricciole, cobia ed ombrine stazionano in corrente quì. Il tempo di organizzare il tutto e giù in acqua, con il gommone che ci lascia in un capo del canalone per poi venirci a prendere al termine di esso: la corrente era un fiume in piena, ho avuto appena il tempo di ventilarmi ed effettuare un tuffo che mi sono ritrovato dalla parte opposta! Dopo diversi tentativi riesco finalmente a “rilassarmi” e ad effettuare qualche tuffo più profondo sulla parete destra del canalone dove avevo avvistato un branco di Mactuna, tonnetti di 7/8 Kg, che erano stati attratti dalle nostre ”strisciate”. Ed è con mio grande stupore che nel tuffo successivo, oltre a ripresentarmi la stessa scena di prima, si aggiunge un branco di Kingfish che sfila giusto sul mio lato sinistro; con la corrente che mi trascinava e la consapevolezza dell’occasione che mi si stava presentando non volevo certo sprecare l’occasione, così non ho esitato ad accontentarmi dell’individuo più vicino e ho premuto il grilletto. Era la prima volta che mi trovavo ad usare un fucile oleopneumatico, per l’esattezza uno stealth 110, e devo dire che l’impressione che ho avuto è stata quella di un’immediata confidenza con l’arma in termini di brandeggio e potenza. Il pesce, colpito bene, ha subito iniziato la sua corsa, con me che tenevo stretto il sagolone cercando di frenarne la corsa. Ho avuto subito modo di testare ed apprezzare l’utilità del sagolone invece dell’utilizzo del mulinello: in quelle condizioni di forte corrente e mare grosso sarebbe stato praticamente impossibile tenere sotto controllo la situazione; ma il sagolone offrendo una superficie di presa maggiore rende praticamente gestibile anche il recupero di una grossa preda in condizioni critiche.Le catture a fine giornata non sono di certo mancate: il kingfish di 15Kg, un cobia, un paio di MacTuna ed un Jewfish.

Coffs Harbour, la seconda meta del viaggio, è stata decisamente un’esperienza unica dal punto di vista dell’ “ambientamento” definitivo in oceano. Ci siamo diretti alle Solitary Highlands, che, come dice il nome stesso, sono delle isole solitarie molto distanti dalla costa. Dopo circa un’ora di navigazione in mare grosso, abbiamo deciso di fare qualche tuffo sul “wash”, uno scoglio che affiora appena dalla superficie e che viene continuamente ricoperto dalla schiuma delle onde che vi si infrangono, di quì i suo nome; si trova proprio vicino alle isole ed è rinomato per la frequente presenza di cobia e squali di grosse dimensioni. Ed è quì che ho dovuto veramente mettere alla prova le mie capacità di concentrazione e di rilassamento in una situazione per niente facile: forte corrente, mare grosso e nessun punto di riferimento intorno, giusto della schiuma bianca che mi indicava il “wash”. Sono rimasto sorpreso dalla tranquillità con cui le guide riuscivano a pescare in quelle situazioni: io non sono riuscito neanche a ventilarmi per la prima strisciata e loro già avevano visto qualcosa! La preda incredibile a fine giornata risulterà un grosso Barracuda di 21.5kg (nuovo record del NSW) e diversi cobia e kingfish di circa 8Kg di peso. Quanto a me è stato un disastro, dopo essermi definitivamente riuscito ad “ambientare”, ho sprecato un’occasione incredibile: ero riuscito a portare a tiro dei grossi cobia, credo intorno ai 25Kg, a notevole profondità, ma ero convinto si trattasse di squali! Infatti i cobia, per chi non ha avuto mai un incontro davvero ravvicinato, sembrano in tutto e per tutto degli squali di piccole dimensioni: la forma del corpo, della testa e le movenze ricordano perfettamente questi ultimi.

Contento per l’esito del primo viaggio e per l’armonia che si era creata nel gruppo e consapevole dell’enorme esperienza che stavo accumulando, non ho esitato un attimo, trascorsi due mesi, ad inserirmi in un secondo viaggio alla volta di Tweed Heads, un paese che si trova sul confine con il Queensland. Questa volta il tempo è stato decisamente a nostro favore, regalandoci giornate splendide di mare calmo e sole per tutto il week-end.

Abbiamo pescato sulle secche di “Ninemile” e “Fido”; la prima è un grosso tavolato roccioso piatto distante 4,5 miglia dalla costa, dove abbiamo effettuato delle ottime riprese subacquee che hanno visto protagonisti un delfino che non aveva per nulla intenzione di lasciarci, numerose mante e un folto branco di mactuna di 6/7Kg. Abbiamo catturato due esemplari di quest’ultimi e ci siamo diretti successivamente sulla seconda secca. Il mare sembrava un’enorme lastra di vetro per quanto era fermo; ed è in questa atmosfera che, armato di un oleopneumatico da 135cm riesco subito a catturare il mio primo Spanish Mackerel di ben 15kg, una preda dall’incredibile reazione! Il tutto con Manuel che ha ripreso la scena con mia grande gioia! Le altre giornate sono state altrettanto belle e le catture sono continuate: Spangled Emperor, e Kingfish. Per la sera Emanuel ha organizzato un grande barbecue con il pescato, ed è stato un modo per stare insieme anche con le altre guide che si sono alternate in quei giorni. Abbiamo rivissuto i momenti passati assieme e tutti si sono complimentati con me per la cattura del mio primo Spanish Mackerel!

Appena rientrati a Sydney, ci giunge la notizia che nel weekend un amico di Emanuel ha catturato un Marlin di 150Kg nella zona di Maroubra...proprio lo specchio di mare antistante la mia casa! Una cattura del genere è ciò che tutti i pescatori subacquei sognano da queste parti: Emanuel mi ha mostrato dei video sulla cattura di quest’ambitissima preda, e devo dire che sono rimasto senza parole al solo pensiero di poterne catturare uno anch’io, un domani.

Credo comunque che le emozioni vissute qui’ resteranno a lungo impresse nella mia memoria; ho sperimentato nuove tecniche di pesca, ho dovuto pescare in condizioni per me nuove, come forte corrente e mare grosso ed ho avuto modo di conoscere pescatori davvero forti. Credo di aver vissuto un’esperienza unica, irripetibile. Il mediterraneo è solo un mare in piccola scala e penso che l’oceano valga assolutamente la pena di essere vissuto.

Quello che ho apprezzato di più dei pescatori australiani è quel loro modo di fare, quell’approccio che hanno al mare: niente accademismi e troppa serietà come purtroppo avviene in Italia, ma fare e preparare lo stretto necessario e gettarsi in acqua. Sulle prime ognuno sarebbe portato a pensare che si tratti di gente inesperta o superficiale, e a dire il vero, anche io erroneamente l’ho pensato osservando la loro attrezzatura e altri particolari; poi, quando li vedi in azione, capisci che hai a che fare spesso con gente davvero forte. E una volta fuori dall’acqua, tutti a bere un paio di birre gelide davanti ad un barbecue! Questo è godersi la vita! Brava gente, davvero.

Con Manuel è nato un bel rapporto di stima e di affetto, è una persona davvero affabile e corretta; credo sia una guida perfetta per questo tipo di viaggi, perchè riesce subito a creare un’atmosfera di assoluta armonia e, soprattutto, prima di essere un pescatore è una persona che ama profondamente il mare.Adesso guardo e riguardo a lungo le foto ed il filmino frutto di tante ore passate a mare, e non nascondo che la nostalgia e la voglia di tornare da quelle parti è molto forte. In fondo basta prendere un aereo.Tutto questo è stato in un sogno che ho avuto?

Grazie Emanuel

 



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